“La mia anima è ancora a Kabul”, lo sfogo della street artist afghana Shamsia Hassani costretta ad abbandonare la sua patria

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Shamsia Hassani detta Shamsia si è fatta conoscere per essere un’artista afghana che per prima ha realizzato graffiti, con i quali ha raccontato e denunciato le condizioni delle donne in Afghanistan. Hassani è nata a Teheran, in Iran, dove i suoi genitori sono emigrati negli anni della guerra e da piccola non ha potuto assecondare la passione per la pittura in quanto studiare arte rientrava nell’elenco degli insegnamenti proibiti per gli studenti originari dell’Afghanistan.

Poi nel 2005 rientrata in patria ha avuto modo di studiare arte tradizionale all’Università di Kabul per poi dedicarsi anche all’insegnamento, diventando professore associato di scultura presso l’università. La sua vocazione artistica l’ha portata a perfezionarsi così oltre a fondare il collettivo d’arte contemporanea Rosht ha seguito un corso organizzato da Combat Communications dove ha appreso l’arte dei murales dall’artista del Regno Unito Chu.

Shamsia Hassani: la street artist afghana che con le sue opere ha ispirato le donne di tutto il mondo

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Dopo quel primo contatto con la street art si è immersa nel mondo dei murales praticandola nelle strade della sua Kabul, facendosi così conoscere come artista e comunicatrice, imponendosi come la prima grafica e street artist femminile afghana. Tra le sue opere più suggestive si segnala quella realizzata nel centro culturale della capitale con protagonista la grafica di una donna che indossa un burka seduta sotto una scala a cui ha accompagnato la scritta: “L’acqua può ritornare in un fiume arido, ma cosa succede al pesce morto?”.

Le sue opere diventano una protesta silenziosa ma visiva, contro l’oppressione subita dalle donne afghane nella loro società, ma si è anche dedicata ad opere in formato digitale dove ha messo sotto la lente d’ingrandimento temi sociali quali la sicurezza personale e nazionale. Dopo essersi fatta conoscere nella sua Kabul, la sua street art si è imposta anche in Italia, Germania, Svizzera, India, Iran. Gli ultimi anni sono stati costellati da opere che hanno dato voce alla protesta delle donne afghane, nei suoi murales ha trasmesso messaggi di: speranza, forza, voglia di rinascita e di raggiungere obiettivi nuovi. In particolare ha fatto riscoprire l’amore per l’arte ispirando tante donne in tutto il mondo, ma soprattutto avvicinando le donne del suo Paese all’arte.

Lo sfogo di Shamsia Hassani: “La mia terra è la mia identità”

Sui canali social ufficiali Shamsia Hassani, qualche tempo prima della riconquista di Kabul da parte degli estremisti talebani si chiedeva se tornare in Afghanistan. “È sempre frustrante essere ad un bivio, soprattutto quando una parte ti dice di fuggire dalla guerra e l’altra che è il tuo Paese e la tua identità. Negli ultimi dieci anni ho viaggiato in diversi Paesi, ma non ho mai pensato di non tornare. La mia famiglia e alcuni amici mi hanno sempre detto di andare e non tornare: ‘salvati dalla guerra’. Ma ho detto no, voglio dipingere per la mia gente. Questo è il motivo per cui sono in questo mondo. La mia terra è la mia identità. ‘Non preoccuparti, ti ci abituerai e avrai più opportunità di fare la tua arte. E se ti succedesse qualcosa per conflitto e tu non fossi più qui per dipingere per la tua gente?’”.

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Hassani, da mesi ha lasciato l’Afghanistan per sopravvivere, una separazione che le è costata molto come conferma il suo sfogo sui social: “Avevo il cuore spezzato. Il mio corpo è salvo, ma la mia anima è ancora a Kabul. Non dormo bene la notte perché è giorno nel mio paese, sono confusa di giorno perché là dovrei dormire e qui devo vivere. Il senso della vita è cambiato per me, il tempo scorre veloce, i giorni si trasformano in notti e notti in giorni, ora penso che dovrei tornare a casa e vivere in guerra. Ma io sono ad un bivio. Dimmi cosa devo fare? La mia terra è sempre nel mio cuore. Ora non vivo nel mio Paese e non vivo neppure nel posto in cui mi sono trasferita, quindi dove sono? Io sono qui e mia madre dall’altra parte del mondo. Mi manca e non è in pace. Eppure ogni giorno mi dice ‘No, non tornare, questo non è un buon posto”.

Uno sfogo che l’artista ha condiviso qualche tempo fa sui social, prima che gli estremisti tornassero al potere a Kabul, una sorta di presagio che ha fatto emergere la grande preoccupazione per le sorti di una nazione intera ma soprattutto delle giovani donne.

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