Il grido di allarme dopo la morte del bimbo colpito dal virus sinciziale: “Non si possono fare le diagnosi al telefono” tuona la giornalista barese

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Annamaria Ferretti, giornalista barese e volto conosciuto in tv, è stata colpita da un tragico lutto: un bimbo muore di virus sinciziale, si tratta del figlio di un suo cugino, e così ha deciso di farsi portavoce del grave vuoto della sanità. Il piccolo di appena 3 anni figlio di un suo cugino, che abita a Siena, sarebbe morto a causa dell’epidemia del virus sinciziale che ha avuto un decorso severo sul piccolo, provocando la bronchiolite, ma la sua pediatra non l’ha mai visitato.

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Per questo la giornalista, che dirige La Nuova Gazzetta di Puglia e Basilicata ha deciso di parlare di questo lutto per poi lanciare un appello, scrivendo un post sul suo profilo Facebook. ”La mia famiglia è stata colpita dalla tragedia più lacerante e inimmaginabile. Uno dei nostri piccoli, aveva tre anni e mezzo era nato e viveva a Siena, se n’è andato per colpa di una bronchiolite, di una polmonite o del cosiddetto virus sinciziale. Non lo sappiamo di preciso, ma lo capiremo tra una ventina di giorni”.

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Bimbo muore virus sinciziale

Bimbo muore di virus sinciziale senza essere stato mai visitato

La giornalista barese rivendica che venga fatta chiarezza sulla morte del piccolo non solo per dare una risposta alla famiglia della piccola vittima ma anche ai medici: ”Sarà di aiuto alla sua pediatra che a prescindere dall’emergenza Covid e dai protocolli, capirà che di questi tempi le diagnosi non si possono fare per telefono e che i piccoli vanno visitati di persona. Anche a casa, perché dovremmo tornare a mettercelo in testa”.

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Nel suo sfogo ha quindi lanciato un grido di allarme esortando ad un cambio di rotta: ”Essere medica o medico di riferimento per una famiglia, o per una persona, è molto più che una missione. E non esiste alcuna riduzione del caso che induca alla sottrazione dell’essere esempio o del prendersi cura di chi chiede aiuto e ha bisogno di un filo diretto. Perché non può essere che quando si sceglie di rivestire un ruolo così importante nelle vite degli altri, tutto si riduca allo spazio fisico di uno studio, o al telefono come mezzo di collegamento alternativo. Specie poi quando i pazienti sono bambine e bambini […]”.

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