“Mangeremo la carne di coccodrillo anche in Italia”: il Ministero della Salute ha autorizzato l’importazione di questo alimento proveniente dall’Africa

Attraverso una recente nota il Ministero della Salute ha ufficialmente autorizzato l’importazione della carne di coccodrillo in Italia a fini alimentari, proponendo le linee guida da seguire. Si fa riferimento alla nota pubblicata il 05/11/2021 che menziona il via libera all’importazione ed al consumo di carni di rettili di allevamento, e di precise Nazioni esportatrici.

La carne di coccodrillo in Europa ha negli ultimi anni attirato un certo interesse, ed anche in Italia ha iniziato a farsi conoscere in occasione dell’Expo a Milano dove tra le specialità servite dallo Zimbabwe vi era anche il crocoburger, a base di carne di coccodrillo accompagnata da verdure grigliate e salsa di baobab. Le carni di rettili vengono abitualmente consumate in Africa, in Thailandia e nelle Regioni del Sud Est asiatico. Ma il grande interesse suscitato dalla cucina etnica ha portato questo alimento ad essere consumato anche negli Stati Uniti del Sud, dove la carne di coccodrillo è un ingrediente alla base di alcune specialità dello street food di nuova generazione.

Carne di coccodrillo: l’ok commercializzazione in Italia,

Per quanto riguarda l’ok della commercializzazione in Italia, l’autorizzazione è relativa esclusivamente per gli esemplari che vengono allevati nel Nilo e della specie Crocodylus nilotikus, e che la filiera deve essere tracciata ed accompagnata dal relativo certificato sanitario: la carne deve provenire da Svizzera, Botswana, Vietnam, Sud Africa o Zimbabwe.

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Chi ha assaporato questo alimento sostiene che non sia semplice associarlo al sapore di una carne particolare, affermando che ha un gusto che ricorda una sorta di mix tra gamberetti e pollo. Si tratta inoltre di un cibo dietetico che presenta un basso apporto di colesterolo, compensato da un alto livello di grassi buoni tra cui Omega 3, 6 e 9.

L’ok alla commercializzazione ed al consumo di questo prodotto è una decisione che ha aperto la strada alle proteste di chi si dice perplesso sul consumo di questo prodotto, ed invoca che sia rispettata la tradizione gastronomica Made in Italy. Le lamentele dei consumatori mirano ad evitare le contaminazioni etniche temerarie, per questo hanno iniziato a lanciare i primi appelli social per caldeggiare il purismo della cucina italiana contro le contaminazioni straniere.

Chiara Lovani: